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 Articles



L’Opa di Teheran, by Emanuele Ottolenghi


La risoluzione Onu 1860 rimarrà lettera morta – Hamas ha già annunciato di rifiutare il cessate il fuoco, Israele non ha interesse ad accoglierlo se non esiste un meccanismo operativo efficace che prevenga il riarmo di Hamas per il futuro, la risoluzione non ha elementi pratici di questo tipo e la proposta francoegiziana di cessate il fuoco rischia ora di infrangersi proprio sul rifiuto egiziano di permettere la presenza di forze straniere lungo la sua frontiera con Gaza a svolgere l’ingrato compito di monitoraggio del confine e dei tunnel che lo attraversano con i loro carichi di armi e contrabbando.


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Si puo' accettare un partito dotato di armi ed esercito?, by Emanuele Ottolenghi


Dopo tre giorni di guerriglia urbana, gli uomini della milizia proiraniana di Hezbollah ieri controllavano la Beirut musulmana. Il casus belli è stato la decisione del governo libanese di smantellare un network di comunicazioni parallelo controllato da Hezbollah e creato con l’aiuto dell’Iran, che comprendeva una serie di telecamere posizionate lungo una delle piste d’atterraggio dell’aeroporto di Beirut. Tra le misure adottate dal governo, la rimozione del responsabile della sicurezza dell’aeroporto, vicino a Hezbollah...


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Libano: cambiare le regole d'ingaggio, by Emanuele Ottolenghi


La notizia è vecchia - il fatto sarebbe accaduto nella notte tra il 30 e il 31 marzo - ma la sua pubblicazione è recentissima: una pattuglia Unifil avrebbe bloccato un camion carico di armi nel corso di un’operazione di routine nel sud del Libano. Ma i soldati Unifil - una pattuglia italiana - non hanno potuto sequestrare il carico. Accostati da due auto con cinque uomini armati a bordo, i nostri sono rientrati alla base. Le armi di Hezbollah sono arrivate a destinazione, ma non senza un poderoso resoconto delle nostre forze armate. Il Comandante dell’Unifil, il generale Claudio Graziano, ha minimizzato l’incidente. E colpisce il silenzio stampa dell’Unifil fino al riferimento dei fatti da parte del Segretario Generale Onu, Ban Ki Moon...


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Libano: tutti gli errori della comunita' internazionale, by Emanuele Ottolenghi


Con lo scadere della mezzanotte, si è concluso, venerdì sera, il mandato del presidente libanese Emile Lahoud. Il Libano dunque da tre giorni non ha un presidente. Il vuoto di potere era giustamente temuto, a causa del tragico passato del paese, per il rischio che emergessero da questo vuoto due governi concorrenti: da un lato il governo del Premier Fouad Siniora, che secondo la costituzione (art. 62) assume i poteri presidenziali ad interim, in attesa che il parlamento deliberi; dall’altro un possibile governo scelto dall’opposizione filosiriana, che il governo Siniora non ritiene costituzionale da quando si dimisero i ministri sciiti. La mossa di Lahoud, di prendere atto dell’esistenza di un non ben definito stato d’emergenza mirava certamente a trasferire il potere al capo di stato maggiore, Michel Suleiman. In realtà, questo scenario non si è verificato: Suleiman, che spera ancora di essere eletto presidente, si è ben guardato dall’inimicarsi la maggioranza antisiriana, confermando l’intenzione dell’esercito d’attenersi scrupolosamente alla costituzione, promettendo di sostenere il governo Siniora, e indicando che l’esercito si sarebbe mosso rapidamente a sopprimere ogni moto settario teso a far sprofondare il Libano in una spirale di violenza fratricida...


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La Siria non molla la presa sul Libano, by Emanuele Ottolenghi


Pochi giorni dopo il misterioso attacco israeliano sui cieli della Siria, Antoine Ghanem, il deputato libanese del blocco antisiriano ‘14 Marzo’ è stato assassinato a Beirut. Ghanem é stato ucciso da un’autobomba due giorni dopo essere rientrato in Libano da un lungo soggiorno all’estero, dove come molti altri parlamentari antisiriani si trovava per sfuggire a possibili attentati. Era rientrato per partecipare alle elezioni presidenziali, previste a partire dal 23 settembre. Il fatto che sia stato ucciso a poche ore dal rientro la dice lunga sulla sicurezza dei politici in Libano e sul livello di penetrazione dei servizi di sicurezza che dovrebbero proteggerli. L’assassinio fa parte di una chiara strategia di eliminazione e intimidazione dell’attuale maggioranza antisiriana, in nome di una cruda aritmetica: a furia di uccidere deputati e ministri (8 in 3 anni) la maggioranza perderà prima o poi il quorum per eleggere un presidente inviso a Damasco e a Hezbollah. Alcuni li si ammazza - Ghanem, 64 anni e membro della Falange non era un politico di primo piano - e altri li si spaventa...


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In Libano l'UNIFIL cerca accordi con Hezbollah, by Emanuele Ottolenghi


 L’esercito libanese sta finalmente completando la sua operazione di pulizia nel campo rifugiati di Nahr el Bared, che dopo più di due mesi ha un bilancio di centinaia di morti accertati e molti altri che non verranno probabilmente mai documentati. La situazione nel nord del paese, insieme ai molteplici altri obblighi dell’esercito e all’esistenza di altri centri di potenziale crisi, è indice di un possibile generale deterioramento della sicurezza e stabilità interna del Libano, cosa che potrebbe compromettere irrimediabilmente la missione UNIFIL guidata attualmente dal contingente italiano, come è stato messo in luce dal recente rapporto del segretario generale dell’ONU al Consiglio di Sicurezza, che ha confermato, con doviziosa documentazione, la situazione precaria della sicurezza del paese. ..



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Massimo D'Alema: Et Tu Brute?, by Emanuele Ottolenghi


By a strange twist of fate, the blast that killed Lebanese parliamentarian Walid Eido, his son, and several others last week almost coincided with the visit to Damascus by Oliviero Diliberto, an Italian parliamentarian and leader of the Italian communists, who are in the ruling coalition. The coincidence of a European dignitary's visit to Damascus with an assassination in Beirut was not so surprising. Each happens all too frequently these days...


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Il governo scelga: o la Siria o il Libano, by Emanuele Ottolenghi


Proprio mentre l’Onorevole Diliberto si trovava in visita a Damasco a trovare il dittatore siriano, Bashar el Assad, gli emissari del suo cortese ospite si premuravano di far saltare in aria a Beirut il parlamentare libanese Walid Eido, suo figlio e altre dieci persone. La coincidenza è del tutto casuale, ma la concomitanza di una visita a Damasco con una morte a Beirut non è sorprendente. Sarebbe potuto capitare anche al ministro degli esteri Massimo D’Alema insomma, a Damasco solo dieci giorni prima, e meglio che sia capitato a Diliberto, visto che provoca meno imbarazzo all’Italia se a confabulare con il mandante degli assassini ci va un parlamentare della maggioranza piuttosto che un ministro di governo...


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The Sound of Silence, by Emanuele Ottolenghi


The West is host to many organizations—the Palestine Solidarity Campaign, the International Solidarity Movement, and countless others—dedicated to supporting the Palestinian cause. Given mounting casualties among Palestinian civilians under fire in Lebanon and Gaza this week, one would expect these organizations to voice their shock, outrage, or simple concern at these events. Take the plight of Palestinians in the northern Lebanese camp of Nahr el Bared: according to recent news reports, more than 130 people have died during the past three weeks of fighting there. The escalating violence in Gaza has claimed the lives of more than 70...


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Il ricatto di Damasco al paese dei cedri, by Emanuele Ottolenghi


Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema è appena tornato da una visita a Beirut e Damasco, durante la quale ha lanciato l’allarme per la presenza di al-Qaeda in Libano e ha auspicato una collaborazione con la Siria, spendendo parole positive per il ruolo stabilizzante di Hezbollah in Libano, e per la presa di posizione di Hamas contro i miliziani di Fath al Islam nel campo profughi di Nahr el Bared, dove sono ancora in corso scontri con l’esercito libanese. Aggiunge D’Alema parlando di Hezbollah, «Hezbollah non è interessato a destabilizzare l’area di responsabilità dell’Unifil... A muovere Hezbollah, che è un movimento sciita, c’è la consapevolezza che così come in Iraq, i gruppi salafiti intendano innescare una guerra di religione tra sunniti e sciiti». Per fortuna, ci dice D’Alema, la presenza Unifil viene vista in maniera amichevole. Nulla da temere per le nostre truppe insomma, almeno non dalle varie forze libanesi. L’unico pericolo è al-Qaeda, contro il quale occorre cooperare con la Siria...


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Parisi's ignorance, by Emanuele Ottolenghi


Italy’s defense minister Arturo Parisi, interviewed last week on a morning show about Hizballah’s activity in southern Lebanon, dismissed any concern about its arms smuggling. “I am not aware [of any arms smuggling],” he said, “at least not to the extent that it requires a change of behavior by the UN.”...


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Parisi tentenna su Hezbollah, by Emanuele Ottolenghi


In una dichiarazione rilasciata la settimana scorsa alla trasmissione Omnibus su La7, il ministro della Difesa Arturo Parisi ha affermato senza mezzi termini che nel sud del Libano, dove l’Italia è impegnata con la missione Unifil, non è in corso un riarmo di Hezbollah. Secondo il ministro, il riarmo «non risulta o almeno non in termini tali da modificare la linea di condotta dell’Onu». Parisi va oltre, affermando come «l’efficacia dell’azione della missione Unifil garantisce una tregua che dura da un anno». Nonostante la violenza in corso nel Nord del Libano, Parisi afferma che «la situazione nel Libano del sud non deriva dagli Hezbollah ma da soggetti provenienti dall’estero e presenti nei campi palestinesi riconducibili sia ai sunniti che agli sciiti»...


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Il Fallimento del progetto Kadima, by Emanuele Ottolenghi


La pubblicazione, lunedì pomeriggio, della prima parte del Rapporto Winograd, ha precipitato una crisi politica in Israele. Mentre scriviamo, non è chiaro quanto a lungo il governo del primo ministro israeliano, Ehud Olmert, potrà ancora sopravvivere - ma il premier ha di certo i giorni contati. Il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ne ha chiesto le dimissioni. La dimostrazione di ieri a Tel Aviv (cui hanno partecipato più di 100 mila persone) aggiunge pressione su Olmert...


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Il Governo Olmert ha le ore contate, by Emanuele Ottolenghi


Il governo israeliano di Ehud Olmert ha le ore contate. Olmert farà di tutto per rimanere al potere, ma le conclusioni della commissione d’inchiesta sulla condotta del suo governo durante la guerra contro Hezbollah – pubblicati lunedì scorso – non lasciano dubbio...


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Europe can do much more for Lebanon, by Dana Moss and Daniel Rackowski


After an absence of more than three years from Damascus, the European Union High Representative Javier Solana met with Syrian President Bashar Assad this week. Curiously, he did so on March 14, two years after almost 1 million Lebanese assembled in Beirut to protest against the assassination of former Lebanese Prime Minister Rafik Hariri and the continued Syrian occupation. While in Syria, Solana asserted that it was "fundamental to reach peace, stability and independence for Lebanon." The EU has often pledged its support for Lebanese Prime Minister Fouad Siniora's government. Yet in order to realize Europe's vision and bolster Lebanon's legitimate government much has to be done.


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Ending the Lebanese Impasse, by Dana Moss and Daniel Rackowski


On 14 March 2005, almost a million Lebanese gathered on the streets of Beirut. They protested against the Syrian occupation and the assassination of former Sunni prime minister Rafik Hariri – and for a while it looked like Lebanon’s troubled politics would turn over a new page. Two years after this Cedar Revolution, Lebanon is once again in a quagmire, beset by political deadlock and sit-in strikes held by Hizbullah and its Free Patriotic Movement ally.


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L’Occidente sappia che trattare con la Siria vuol dire sacrificare il Libano democratico, by Emanuele Ottolenghi


Meno di due settimane fa, le dimissioni di sei ministri sciiti dal governo libanese avevano già indicato chiaramente che piega avrebbe preso il Libano. La regola del consenso settario tra le varie componenti del sistema politico libanese impone che ogni decisione sia presa con almeno due terzi del totale dei ministri, che è fissato a 24. Le dimissioni servivano a far cadere il governo libanese prima che potesse prendere una decisione sul tribunale internazionale creato dall’Onu per indagare l’assassinio di Rafiq Hariri...


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Un nuovo atlantismo può nascere dalla crisi siriana e libanese, by Emanuele Ottolenghi


Per tre anni, convinti atlantisti hanno guardato con orrore mentre i rapporti tra Francia e Stati Uniti peggioravano. A partire dall’11 settembre, i due paesi hanno personificato in un certo senso la crisi dell’alleanza atlantica, culminata nella Guerra in Iraq.Le relazioni politiche tra i due paesi hanno influenzato anche i rapporti commerciali e la produzione culturale, con un’ondata di antiamericanismo in Francia e una reazione antifrancese in America. Ma nonostante le tensioni e le divisioni, Francia e America sono state riportate l’una tra le braccia dell’altra da un inatteso attore: la Siria...


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Everything You Know About the Recent Mideast War Is Wrong, by Emanuele Ottolenghi


Every war generates its myths, and the recent war in Lebanon is no exception. This war’s myths are that Israel lost and Hezbollah won; that this was due to Israel’s reluctance to take casualties; and that Hezbollah’s victory in turn shattered the image of Israel’s military invincibility.


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After Lebanon: The coalition’s challenges, by Emanuele Ottolenghi


The Second Lebanon War dominated the news over the summer and reconditioned Israel’s political arena. The manifold repercussions could lead to the early demise of the barely four-month old government led by Prime Minister Ehud Olmert. This article assesses the present state of Israeli politics in light of the crisis, beginning with an assessment of the war aims against the backdrop of the achievements and failures incurred by each side. The implications of this conflict will then be analysed with particular regard to the future of Olmert’s Convergence Plan, the life expectancy o  the current coalition and the future of peace negotiations in this climate...


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Disarm or Death, by Emanuele Ottolenghi


The current conflict in Lebanon proves that violent extremist groups cannot be constructively engaged. Rather, extremism must be confronted with a firm policy of zero tolerance.


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Hizbullah e la tentazione europea di salire sul carro dei vincitori, by Emanuele Ottolenghi


Il partito di Dio, Hezbollah, ha vinto il secondo round elettorale in Libano, assicurandosi una massiccia presenza nel prossimo Parlamento. Il ministro dell’Interno libanese, Hassan Sabeh, ha annunciato ieri la vittoria totale della lista del movimento sciita pro-siriano, Amal e Hezbollah: ventitré seggi. Questa vittoria accrescerà, nei corridoi del potere europeo, la tentazione di ignorare la risoluzione dell’Onu 1559, che impone il disarmo delle milizie libanesi e in primo luogo degli Hezbollah...


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Il ritiro della Siria dal Libano, by Emanuele Ottolenghi


Entro oggi la Siria dovrebbe completare il disimpegno dal Libano. Damasco si impegnò a ritirarsi nel 1989, con gli accordi di Taif, quando le circostanze lo avessero permesso, sostanzialmente diventando il “garante” della pace e il protettore del nuovo Libano emerso dalla guerra civile.


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What European history can teach Lebanon, by Emanuele Ottolenghi


Will bringing Hizbullah into the political process encourage the A-team of global Islamic terrorism to morph into a peaceful Lebanese democratic player? The French seem to think so. UN Security Council Resolution 1559 calls upon all militias in Lebanon to disarm.


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