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A new day in Iran, by Emanuele Ottolenghi
The re-election of the Iranian President Mahmoud Ahmadinejad, who defeated his chief opponent, the ex-Prime Minister, Mir-Hossein Mousavi, was not entirely unpredictable...
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Ma quale dialogo coi golpisti iraniani?, by Emanuele Ottolenghi
Il putsch effettuato dal Leader Supremo dell’Iran Ali Khamenei e il suo presidente, Mahmoud Ahmadinejad, ha messo a nudo due dinamiche parallele all’interno della Repubblica Islamica. La prima, in corso da più di dieci anni, è la competizione tra le diverse anime del regime – una conservatrice e rivoluzionaria e l’altra riformista. In questo gioco si sono inseriti i guardiani della rivoluzione, i pasdaran, che hanno suggellato il colpo di stato con la forza.
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Stop Iran or it'll be too late, by Emanuele Ottolenghi
WHETHER Iran's turmoil ends up like the Prague Spring or the Velvet Revolution remains to be seen. But when all is said and done, Iran's nuclear program will still be there. If, as one can anticipate, Iran's regime moves in to repress popular dissent and impose its iron fist on its restive population, it will be hard for the international community to engage the rulers of Iran as if nothing happened...
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Forse non sapremo mai esattamente cos'č accaduto in Iran venerdě 12 giugno L'Iran non vuole rischiare di finire come l'Urss, by Emanuele Ottolenghi
Forse non sapremo mai esattamente cos'è accaduto in Iran venerdì 12 giugno. Chi ha vinto veramente le elezioni e chi le ha perse, con che margini, e perché il regime ha deciso di annunciare la schiacciante "divina vittoria" di Mahmoud Ahmadinejad poche ore dopo la chiusura dei seggi. Possiamo suggerire un'interpretazione che ci aiuta a comprendere gli avvenimenti che sono seguiti e quanto ancora ci attende nei giorni a venire. Mir Hossein Mousavi non è l'uomo del cambiamento. Lo sfidante di Ahmadinejad in un recente passato ha mandato a morte migliaia di oppositori e ha avuto un ruolo chiave nelle decisioni segrete della Repubblica Islamica di procurarsi tecnologia nucleare - compresa la tecnologia necessaria per costruire le bombe atomiche - da un network di proliferazione gestito dallo scienziato pakistano Abdel Khader Khan.
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Obama non cambia l’Iran, by Emanuele Ottolenghi Non era così imprevedibile che il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, emergesse il vincitore delle elezioni presidenziali. Il che non significa che abbia vinto. Il regime ha permesso solo una volta la vittoria di un candidato riformista - nel 1997, in un momento politico incerto in cui il Leader Supremo non aveva ancora consolidato completamente il suo potere e lo scarto tra il candidato vincente, Mohammad Khatami e i suoi sfidanti era tale da esser difficile da coprire con brogli elettorali. Venerdì le cose sono andate diversamente - e anche se lo sfidante Mir Hoseein Mousavi avesse ottenuto un risultato più dignitoso di quanto suggeriscono i risultati ufficiali, il regime ha provveduto a garantire la vittoria di Ahmadinejad.
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A new Yalta, by Emanuele Ottolenghi In his bid for re-election, Iran's President Mahmoud Ahmadinejad announced that Iran is a nuclear power, ready (and entitled) to take an active role in running the world. Whether he will be re-elected today remains to be seen, but Iran's nuclear ambitions preceded Ahmadinejad and will undoubtedly continue with his successors.
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Non fatevi troppe illusioni su Mousavi, by Emanuele Ottolenghi Oggi l’elettorato iraniano sceglierà un nuovo presidente per i prossimi quattro anni. Quattro i contendenti: il presidente in carica, Mahmoud Ahmadinejad; l’ex primo ministro iraniano durante la guerra contro l’Iraq (1980-1988) Mir Hossein Mousavi; l’ex presidente del parlamento iraniano, Mehdi Kerroubi; e l’ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohsen Rezaee. I candidati sono sopravvissuti al processo di verifica delle credenziali rivoluzionarie di 475 candidati, effettuato dal consiglio dei guardiani della rivoluzione, l’organo rivoluzionario della Repubblica Islamica incaricato di proteggere l’ortodossia politica del regime.
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Ma č difficile la strada per convincere Israele, by Emanuele Ottolenghi embra incredibile ma è vero. Non sono passati nemmeno otto anni da quando, l’11 settembre 2001, quindici cittadini sauditi e quattro egiziani dirottarono quattro aerei di linea seminando morte e distruzione a Washington e New York. E ieri, dopo una visita in Arabia Saudita, un presidente americano ha pronunciato al Cairo un messaggio di riconciliazione tra l’America e il mondo musulmano. Alla retorica presidenziale in tema siamo già abituati.
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A perfect storm, by Emanuele Ottolenghi The most liberal US President since John F. Kennedy has taken office with plans to revamp his country's Middle East policy, placing peace, Palestinian statehood and engagement with Iran high on his agenda. In comes Israel's new Prime Minister, Binyamin Netanyahu, a man known for his aversion to Palestinian statehood. Is this not the perfect storm?
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Cinque quesiti su una questione nata male, by Emanuele Ottolenghi Gentile ministro Frattini, ci permettiamo di scriverle una lettera aperta perché siamo un po' perplessi riguardo al suo frettoloso annuncio di partire per Teheran in visita ufficiale e all'altrettanta frettolosa decisione di cancellare il viaggio. Abbiamo dei quesiti da sottoporle, sperando che possano servire in futuro se si ripresentasse l'occasione di una visita in Iran...
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The high price of deterring Iran, by Emanuele Ottolenghi
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Un capolavoro di diplomazia, by Emanuele Ottolenghi Come in ogni altra visita pastorale, il viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa ha una doppia dimensione: religiosa e politica. I tre governi che lo hanno ospitato e ospitano fino a venerdì-Giordania, Israele e Autorità Palestinese - condividono senz’altro la speranza di vedere un Vaticano più attivo sulla scena internazionale a promuovere il processo di pace. In che modo, naturalmente, dipende dai desideri della capitale in questione. Ma difficilmente il papa poteva soddisfare questa aspettativa: il Vaticano tradizionalmente non scende in campo su temi controversi, preferendo guardinghe dichiarazioni pubbliche e operando piuttosto dietro le quinte. E non poteva essere altrimenti, vista la natura altamente spericolata dell’equilibrismo richiesto al pontefice in questo viaggio. Il Papa in cinque giorni doveva parlare al mondo musulmano, ai cristiani in Medioriente e agli ebrei, ma anche agli arabi, agli israeliani e ai palestinesi.
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A trusted new voice to nurture Israel's relationship with Obama, by Emanuele Ottolenghi IN THE week that Shimon Peres met US President Barack Obama, the new US Administration began to publicly recalibrate its positions on the many Middle East files it needs to confront. All bear enormous consequences for Israel...
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The US, Israel, and the Iran connection: collision course?, by Emanuele Ottolenghi President Barack Obama has not yet fully clarified the scope and extent of his policy review of the Iran file. Clearly, there are already signs of a new course. These include President Obama’s Nowrooz greetings message on March 20; an unscheduled meeting ten days later between US special envoy for Pakistan and Afghanistan Richard Holbrooke and Iranian Deputy Foreign Minister Mohammed Mehdi Akhoundzadeh on the sidelines of the Afghanistan conference in The Hague; the announcement that a high ranking US State Department official (William Burns) would represent the United States at talks with Iran in the framework of the P5+1; and more generally, a lifting of the ban on US diplomats meeting with their Iranian counterparts around the world.What this means for relations with US allies, especially Israel, is still unclear.
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Inflessibili sugli Stati Uniti dialoganti con Teheran, by Emanuele Ottolenghi Il primo maggio Delara Darabi e' stata impiccata dalle autorità iraniane nella prigione dove era detenuta dal 2003, condannata a morte per un omicidio che probabilmente non aveva commesso all'età di 17 anni. Secondo i flash di agenzia e le organizzazioni per i diritti umani coinvolte nel tentativo di salvarle la vita, Delara aveva confessato l'assassinio di una cugina di suo padre che in realtà era stato commesso da un giovane che all'epoca era il suo fidanzato. Lui aveva 19 anni e sapeva che gli toccava la pena di morte. L'aveva convinta a prendersi la colpa perché essendo minorenne entrambi pensavano che le autorità giudiziarie le avrebbero risparmiato la vita. Si sbagliavano - l'Iran detiene da anni il dubbio primato di esecuzioni di minori nonostante l'Iran abbia firmano varie convenzioni internazionali che proibiscono l'esecuzione di minori, cioè di un'età inferiore ai 18 anni al momento del crimine per i quali sono puniti...
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Points East and West: Engaging the enemy, by Emanuele Ottolenghi Barely ten days before the Durban review conference got under way in Geneva, the Iranian President Mahmoud Ahmadinejad announced his attendance. Another Iranian - a dissident, Batebi - was also due to speak. Having escaped Iran's jails after years of confinement and abuse, he is now a vocal supporter of human rights there and living proof of the regime's brutish ways...
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La timida apertura in Iran e' una vecchia bufala, by Emanuele Ottolenghi Ci risiamo. Ogni volta che il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad parla alla stampa occidentale qualcuno ci casca. Lunedì è stato il caso del quotidiano torinese La Stampa, che raccontando un'intervista di Ahmadinejad al network americano Abc, postulava una svolta moderata del personaggio sull'argomento "due stati per due popoli" nel conflitto arabo-israeliano...
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No discounts for Iran, by Emanuele Ottolenghi As the Obama administration prepares to enter negotiations with Iran, in the established "P5+1" framework (the UN Security Council's permanent members plus Germany), reports indicate it may not demand that Iran first suspend uranium enrichment. This would be a major shift in U.S. and Western policy. And also a mistake. The way to address Iran's noncompliance with the Nuclear Non-proliferation Treaty is by increasing its cost, not by dropping demands.
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Dialoghi Pericolosi: Stringere la mano ai tiranni, by Emanuele Ottolenghi Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha avuto il dubbio onore di aprire i lavori della Conferenza di Ginevra sul razzismo e la xenofobia. A poche centinaia di metri dal palazzo dell’Onu dove parlava Ahmadinejad nel frattempo, aveva luogo una conferenza parallela dove un altro iraniano ha avuto l’onore del podio – il dissidente Ahmed Batebi – contro la cui apparizione la diplomazia iraniana ha alacremente lavorato nei giorni precedenti all’evento per timore che la sua presenza a Ginevra in qualche modo adombrasse quella del presidente...
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Mitchell prepara la bufera su Israele, by Emanuele Ottolenghi
Dopo una serie di fermate in capitali arabe, l’inviato speciale del presidente americano Barack Obama per il processo di pace in Medioriente, George Mitchell, arriverà oggi a Gerusalemme per la sua seconda visita in Israele e nei Territori palestinesi. La visita non promette nessuna grande svolta, ma dovrebbe servire a mettere a fuoco ulteriormente il futuro corso dei rapporti tra Israele e Stati Uniti. È evidente infatti che sui tre fronti più caldi per Israele - Iran, Siria e processo di pace - la nuova amministrazione Usa non è in sintonia con Gerusalemme: il potenziale di una piccola burrasca nei rapporti bilaterali è dunque alto...
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Barack Obamas Visionen, by Daniel Rackowski Als der damalige Präsident der Vereinigten Staaten von Amerika, Ronald Reagan, im März 1983 in Aussicht stellte, eine Technologie entwickeln zu lassen, die Amerika vor Interkontinentalraketen und somit von der Gefahr eines atomaren Schlages beschützen würde, da tauften die Medien sein Programm "Star Wars". Das geschah in Anlehnung an George Lucas erfolgreiche Filmreihe "Krieg der Sterne".
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Il disarmo di Obama? Soltanto retorica, by Emanuele Ottolenghi
Il test missilistico effettuato dalla Corea del Nord sabato scorso non sarà stato il successo tecnologico che si temeva, ma ha dimostrato al mondo come i nobili ideali espressi dal presidente americano Barack Obama nel suo discorso di Praga sul disarmo nucleare siano destinati a rimanere retorica priva di sostanza. Quanto meno, se non si procede a munirsi di adeguati strumenti di protezione contro quei Paesi che, a dispetto della visione del presidente, potrebbero decidere di tenersi le proprie armi nucleari. E potrebbero farlo per i motivi per i quali se le sono procurate: intimidire e ricattare paesi vicini e lontani.
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Iran: US isn't really going Mullah-light, by Emanuele Ottolenghi
The tight-lipped approach of the Obama presidency to policy on Iran took a characteristic turn of the spectacular when President Obama sent his carefully worded greetings of happy Nowruz — Iran’s new year — to the Iranian people and leaders.
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Life after the 'Game-Changer', by Emanuele Ottolenghi
What would the world look like under the shadow of an Iranian nuclear arsenal? Does Iran seek nuclear capability merely as an instrument of dissuasion against what it sees as powerful and threatening enemies? Or is the bomb an instrument to fulfil Iran's hegemonic ambitions in the Middle East? Can Iran be deterred much like the Soviet Union was? To understand Iran's goals, we must grasp the nature of Iran's regime...
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Obama gioca a scacchi con l’Iran, by Emanuele Ottolenghi
In attesa di illuminare la comunità diplomatica e il grande pubblico sulla natura della svolta politica americana sul dossier Iran - una svolta attesa entro l’inizio di aprile - il presidente americano Barack Obama ha fatto un inatteso gesto di apertura al pubblico e ai leader iraniani, trasmettendo un messaggio benaugurale per il capodanno persiano e la festa di Nowrooz celebrata ogni anno il 20 marzo in Iran.
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